No bomb no party – Prima parte

 

Ogni giorno mi restituisce l’ennesima prova incontrovertibile. Possiamo possedere degli smartphone, ma siamo ancora dei trogloditi neolitici. Peggio ancora, perché ai tempi la memoria era importante, poteva fare la differenza tra la vita e la morte. La nostra memoria oggi è breve e volatile. I media continuano ad aggiornare il computo dei profughi che arrivano dai Paesi in guerra. Dimenticano di ricordare chi è la causa prima di molte di queste guerre. E l’informazione è tutta lì, nei nostri preziosi smartphone.

Smartphone smartphone. Diventano sempre più smart e con memorie sempre più espanse, inversamente proporzionali a quella del bipede dal pollice opponibile che lo impugna per condividere la foto del suo gattino sui diversi social  a caccia di likes. Brandendolo come faceva il cacciatore neolitico con il suo smartutensile, giusto qualche millennio fa.

Visto che la memoria non ci assiste, facciamo due passettini nel passato. Mica nel Neolitico eh. No no solo di qualche ora. Ce ne sarebbero molti da citare, ma vi riporto solo due fatti su tutti. Fatto uno. Il crimine di guerra di Kunduz, in Afghanistan: bombe NATO sganciate su un ospedale. Ho detto crimine di guerra? Chiedo venia, trattasi di danni collaterali, ovviamente. Kunduz ringrazia: non solo è ancora in mano ai Talebani, non ha manco più l’ospedale. Ma veniamo al fatto due. Le Monde riporta la decisione di Parigi di bombardare i siti Isis in Siria, e il nostro primo ministro Renzi Re si pronuncia contrario al blitz francese. Evitiamo un Libia-bis, dice. Ora quando sento i politici dire qualcosa contro la guerra, sento sempre puzza. Nel 90% dei casi stanno cercando di ottenere un pezzo di torta. Uno però ci spera sempre che non sia così. Ingenuamente.

Cosa viene dopo i fatti di cui sopra? Ovvio. La logica conseguenza direi. La nostra aviazione con tutta probabilità verrà mandata a bombardare l’Iraq. WTF! C’è ancora qualcuno convinto che siamo una specie smart?

L’Italia vuole la sua parte di bottino. La Libia probabilmente. Forse un posto come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza. Non importa cosa la storia recente ci abbia insegnato sulle bombe in Afghanistan, Iraq e Libia a proposito di bombardare i Paesi altrui: che servono cioè solo a renderli più instabili e darli in mano alle organizzazioni terroristiche. Non importa che i due fatti dei giorni scorsi potrebbero costituire da soli argomenti incontrovertibili contro nuovi raid aerei. Le bombe dobbiamo sganciarle da qualche parte, che poi scadono ed è peccato mortale.

Eppure  sono sicuro che molti saluteranno con favore questi interventi. A muovere l’opinione pubblica, si sa, è soprattutto la paura, non il buon senso. I messaggi sono chiari e sono martellanti. Schematizzabili in due tipi. Messaggio martellante uno: Le organizzazioni terroristiche di stampo islamico sono un pericolo, vanno fermate. l’Isis ad esempio decapita la gente per bene, è efferata e senza scrupoli. E allora benedette le bombe per fermare questi cattivoni! Qualcuno potrebbe obiettare che in Arabia Saudita si crocifigge un giovane attivista per aver partecipato ad una manifestazione di protesta contro il regime. Che fai non gliela sganci la bombetta? Ma i Sauditi sono amici, no? Ah già, allora no. Messaggio martellante due: dai Paesi in guerra, aumenta il numero di persone che scappano e vengono da noi. I numeri stanno diventando enormi, epocali. Il fatto, badate bene, economicamente non è un grosso problema per noi, specie se comparato ai grandi affari che abbiamo fatto per anni cercando di destabilizzare molti di tali Paesi, per controllarli meglio e controllare così le loro risorse. Però questi profughi sono troppi, arroganti, avanzano pretese di volere condizioni di vita simili alle nostre, portano malattie, e tra loro ci sono sicuro dei cattivoni. L’Europa deve dimostrare di poter dare una risposta seria e unanime a questo problema grave. Giusto. Allora cerchiamo di accoglierne un bel po’, ok, ma poi soprattutto aiutiamoli a risolvere i problemi in casa loro. Giusto. Vai con le bombe allora.

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