Princess of Persia

Lei è la giocatrice più forte di tutta la Persia. Niloufar Ardalan é capitano, star e simbolo della nazionale femminile di calcio a cinque iraniana. Le sue giocate hanno contribuito a raggiungere la qualificazione per la fase finale del massimo trofeo continentale, la Coppa d’Asia, che quest’anno si sarebbe disputata in Malesia. In Malesia però Nioufar non è mai andata. Il marito non le ha dato il permesso.

I just wanted to fight for my national flag. Voleva portare in alto la bandiera del proprio Paese, Nioufar. Facendo quello che meglio sapeva fare: giocare a calcio. Una patriota. Innamorata di un Paese, il suo, che però non le ha concesso di difendere i suoi colori. Una legge della Repubblica Islamica consente infatti ai mariti il diritto di impedire alle mogli di recarsi all’estero. Un litigio coniugale sarebbe stato alla base della decisione del marito della calciatrice, peraltro noto giornalista sportivo, di non firmare la richiesta di rinnovo del passaporto della Ardalan. Un’assurda punizione, eppure perfettamente legale in Iran dove questa facoltà è garantita al marito nel contratto matrimoniale. Nulla di particolarmente sorprendete per un Paese che non permette alle ragazze di partecipare alle lezioni di educazione fisica a scuola, obbliga le atlete a giocare completamente coperte, vieta alle donne di andare allo stadio e più in generale di assistere alle manifestazioni sportive.

Ma torniamo alla Coppa d’Asia. Le compagne di Nioufar in Malesia però ci vanno. Magari sono state più scaltre ed hanno tenuto un basso profilo in casa o forse hanno semplicemente dei mariti un zinzinino più progressisti, vallo a sapere. Arrivano in finale vincendo tutte le partite, forse anche spinte dalla rabbia contro un’ingiustizia difficile da accettare e che le ha private del loro leader carismatico in campo e fuori. In finale è dura, affrontano le favoritissime giapponesi. Il Giappone è un autentico spauracchio: l’anno precedente nella finale maschile il team iraniano è stato strapazzato proprio dai nipponici. Le ragazze però non si fanno mettere sotto, ma si battono con coraggio, sfoderando una prestazione magistrale e una partita tatticamente perfetta che non concede nulla alle offensive giocatrici del Sol Levante. Arriva il gol incredibile, uno dei più belli che abbia visto in questo sport, l’ho visto e rivisto più volte per quanto è bello. Le giocatrici con il velo trionfano, vendicando la sconfitta dei loro colleghi maschietti. E dedicano la vittoria al loro capitano. Commovente. Peccato che nessuno in Iran abbia potuto ammirare tutto questo. Trasmettere sport femminile in TV è infatti proibito. Che sorpresa.

La Ardalan intanto in patria gioca un’altra partita, stavolta non su un campo di calcio. In palio molto più di una coppa di metallo da mettere in bacheca. Dopo che la stessa calciatrice è uscita allo scoperto dichiarando apertamente di ritenere che la legge sia sbagliata e vada cambiata, sui social iraniani il suo caso diventa virale e moltissimi uomini postano le loro foto per manifestare la loro opposizione contro la legge vigente e contro la scelta del marito della Ardalan.

Voleva combattere per portare in alto l’Iran, Nioufar. Voleva farlo facendo la cosa che le riusciva meglio: giocare a calcio. Ha finito invece per servire la causa del suo Paese non giocando. Ora è un’altra voce che guida la battaglia per la parità di genere.

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