Princess of Persia

Lei è la giocatrice più forte di tutta la Persia. Niloufar Ardalan é capitano, star e simbolo della nazionale femminile di calcio a cinque iraniana. Le sue giocate hanno contribuito a raggiungere la qualificazione per la fase finale del massimo trofeo continentale, la Coppa d’Asia, che quest’anno si sarebbe disputata in Malesia. In Malesia però Nioufar non è mai andata. Il marito non le ha dato il permesso.

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Pitza ja spagetti

I rifugiati iracheni protestano in Finlandia per il cibo che passa nei centri di accoglienza. Si sentono umiliati e discriminati. Un loro rappresentante ha dichiarato: “questo non se lo mangia manco un cane! Una donna che cucinasse così avrebbe un problema”. A parte la frase per noi dal sapore vagamente sessista, ma che perdoniamo in nome dell’intercultura, non posso biasimarli. Vagli a spiegare che è lo stesso cibo che i finnici danno ai loro bambini…

Da notare come chi ha scritto il titolo del servizio ha molto maliziosamente voluto far intendere che il tizio stesse mettendo le donne sullo stesso piano dei cani, un gradino sotto l’uomo. Ora, magari ci sarà una cultura un po’ sessista da un lato. Ma non ditemi che non serpeggia un po’ di criptorazzismo tra noi personcine perbene dei Paesi cosiddetti civili.

Fonte

Game Over

Il sindaco di Roma è caduto. Accerchiato dai numerosi detrattori, sputtanato da prelati e consoli, abbandonato dai suoi, con un indice di gradimento ai minimi storici tra i cittadini che lo hanno voluto al comando di una capitale che, bisogna dirlo, era già allo sbando da tempo immemore. Eppure qualcosa di buono Ignazio Marino lo aveva fatto. Un esempio al volo? Soccorre due passeggeri sulla rotta Roma-New York. E poi dicono che il suo viaggio in Ammerica non serviva a un cazzo.

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No bomb no party – Prima parte

 

Ogni giorno mi restituisce l’ennesima prova incontrovertibile. Possiamo possedere degli smartphone, ma siamo ancora dei trogloditi neolitici. Peggio ancora, perché ai tempi la memoria era importante, poteva fare la differenza tra la vita e la morte. La nostra memoria oggi è breve e volatile. I media continuano ad aggiornare il computo dei profughi che arrivano dai Paesi in guerra. Dimenticano di ricordare chi è la causa prima di molte di queste guerre. E l’informazione è tutta lì, nei nostri preziosi smartphone.

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